Classe energetica della casa: come migliorarla

classi energetiche di un'abitazione

La Classificazione Energetica degli edifici, ovverosia quella etichetta che identifica con una lettera i consumi energetici della nostra casa, è oramai diventata nota a tutti noi.

E’ molto simile alla classificazione che viene utilizzata per giudicare i consumi degli elettrodomestici.

La lettera G indica la classe energetica di una casa i cui costi per riscaldarla, produrre acqua calda sanitaria (e se sono presenti anche i condizionatori per raffrescarla), sono molto alti. Al contrario, una casa classificata con A4, ha dei costi energetici molto bassi fino al arrivare ai cosiddetti edifici EDZB che di fatto non consumano nulla.

La classificazione energetica degli edifici è arrivata in Italia nel 2009, sulla base di una Direttiva Europea che a sua volta nasceva dall’esigenza di attuare il protocollo di Kyoto. La Classificazione è il risultato dell’operazione di Certificazione Energetica che la legge n. 192 del 2005 rendeva, a partire dal 2009, obbligatoria in caso di locazione o vendita di ogni immobile. La ratio della legge è che chi compra o affitta una casa, deve conoscere prima quelli che sono i suoi consumi energetici, nella stessa maniera in cui sono noti i consumi di un automobile o di un elettrodomestico. Sono quindi 10 anni che si parla di classificazione energetica ed oramai il suo significato è abbastanza noto soprattutto nella fascia di popolazione attiva.

La domanda che spesso ci rivolgono i proprietari di case esistenti è: “come posso fare per migliorare la classe energetica della mia casa?”.  La domanda vera è:”come posso risparmiare sulle bollette mantenendo lo stesso livello di confort?”. E soprattutto tra le nuove generazioni: “come posso inquinare di meno senza rinunciare ad una casa calda d’inverno e fresca d’estate?”

Miglioramento della classe energetica di una casa: quali aspetti considerare

Focalizziamo il discorso sugli edifici residenziali quelli cioè destinati a civile abitazione. La classe energetica di una casa dipende da quanta energia questa consuma per soddisfare le esigenze di chi vi abita: riscaldamento, raffrescamento ed acqua calda sanitaria.

Questo consumo dipende da come è stata costruita la casa e da quali impianti vengono utilizzati per produrre calore o raffrescare. E’ abbastanza intuitivo che se la casa è ben isolata dovrò consumare poco metano per riscaldarla di inverno e avrò bisogno di poca energia per mantenerla fresca d’estate. E’ altrettanto intuitivo che se ho un impianto vecchio di 20 anni con un rendimento medio stagionale del 58% (cioè solo il 58 % dell’energia che è in grado di darci il metano viene trasformato in calore) è ben diverso da avere un impianto nuovo con un rendimento medio stagionale del 90% (leggi il nostro approfondimento su come verificare in autonomia se la casa è termicamente coibentata

I tre aspetti citati di confort, costo e inquinamento sono tutti correlati.

In questo articolo parleremo soprattutto dell’involucro, rimandando il discorso impianti ad altro articolo. Anche perché se dobbiamo dare delle priorità agli interventi che vogliamo fare, è facile capire che è inutile avere un impianto in grado di produrre calore al top ed avere poi le pareti (ma anche finestre, soffitti e pavimenti) che disperdono calore a più non posso: sarebbe come cercare di riempire velocemente e completamente con acqua un recipiente forato!

Il primo passo è studiare come è fatto l’involucro della casa che è sempre costituito da pareti verticali, infissi, soffitto e pavimento.

Le pareti sono anche dette strutture opache verticali, mentre il pavimento ed il soffitto sono dette superfici opache orizzontali. Gli infissi sono strutture trasparenti. Per i più fiscali esistono anche i ponti termici che, semplificando, sono delle discontinuità di forma o consistenza tra elementi di un involucro come ad esempio: bordo della finestra e parete, bordo tra parete e parete (angolo rientrante o sporgente), bordo tra parete e solaio.

Ciascun elemento può essere modificato isolandolo opportunamente. Si, ma da quale partire?

In generale la dispersione del calore in una casa è distribuita in queste percentuali:

dispersioni termiche per la casa

In base a tale percentuali si dovrebbe sempre cominciare ad isolare dal tetto? Si, se abito in un condominio all’ultimo piano o in una casa isolata! Ma se abito al 6° piano di un edificio di 10 piani? In questo caso la situazione cambia perché il soffitto ed il pavimento “confinano” con ambienti anch’essi riscaldati e quindi attraverso di loro non si disperde. In questo caso le percentuali diventerebbero:

dispersioni

In generale quindi possiamo dire che isolare una casa significa isolare le strutture che confinano con l’esterno o con ambienti non riscaldati (vano scala, autorimesse, sottotetti, etc)

Quindi al 6° piano cosa mi conviene fare: isolo le pareti o cambio gli infissi? Dipende.

Non esiste una regola che vale sempre; solo lo studio di un tecnico qualificato può indicare con certezza la priorità degli interventi da eseguire in modo da minimizzare la spesa e massimizzare il risultato. Questo studio si chiama Certificazione Energetica o Attestato di Prestazione Energetica (in breve APE). In esso viene stabilito il Fabbisogno energetico della casa che scaturisce da come essa è fatta (geometria e materiali). I software utilizzati per l’elaborazione di tali Certificati sono poi in grado di identificare la dispersione dei singoli elementi ed il Tecnico, facendo delle simulazioni, è in grado di definire i miglioramenti conseguibili.

Nella APE c’è una sezione denominata Interventi Raccomandati, in cui il Tecnico indica gli interventi da poter eseguire, il loro ritorno economico espresso in anni e la nuova classificazione energetica che la casa avrebbe a valle dell’intervento. Tutti gli interventi proposti godono di forme di detrazione fiscale (Bonus Casa, Ecobonus) o contributi a fondo perduto (Conto Termico).

Di seguito un esempio di lista delle raccomandazioni a seguito di elaborazione APE di un appartamento di circa 90 mq in un condominio di 5 piani a Roma, piano rialzato, esposto prevalentemente a SUD-EST, classe energetica iniziale E con (Epgl=177kWh/m2a) ove al primo posto è presente l’isolamento delle pareti esterne.

riqualificazione energetica e ristrutturazione importante

Come si possono isolare le pareti esterne di una casa?

Le principali soluzioni tecniche presenti nel mercato dell’edilizia sono rappresentate nella seguente tabella con le principali rispettive aree di forza e debolezza:

Nel caso della tabella delle Raccomandazioni sopra esposta, il cliente ha optato per l’isolamento delle pareti esterne tramite la tecnica di insufflaggio con resina ureica espansa ottenendo un miglioramento della classe energetica dalla classe E alla classe C (Epgl=130 kWh/m2a).

Per l’intervento di isolamento il cliente ha deciso di avvalersi delle detrazioni fiscali del 65% per interventi di Risparmio Energetico (i cosiddetti ECOBONUS) ed è stata quindi aperta una pratica ENEA sul portale dedicato.

Il tecnico che ha aperto la pratica ha poi dovuto certificare, attraverso una Asseverazione, che la trasmittanza della parete dopo l’intervento fosse inferiore a quanto previsto dalla Tabella 2 del D.M. del 26/01/2010:

tabella con valori limite della trasmittanza

Il valore limite dipende dalla zona climatica in cui si trova ubicato l’immobile e nel ns  esempio poiché Roma si trova nella zona climatica D, il valore limite è di 0.29 W/m2K.

Le zone climatiche sono aree in cui è stato suddiviso il territorio italiano e che hanno sommariamente lo stesso clima. E’ una suddivisione attuata a seguito dell’entrata in vigore della legge n.10/91 il cui scopo era, tra gli altri, disciplinare i periodi di accensione degli impianti termici. Tale suddivisione è stata eseguita con la metodologia dei gradi-giorno.

Con gradi-giorno di una località si intende la somma, estesa a tutti i giorni di un periodo annuale convenzionale di riscaldamento, delle sole differenze positive giornaliere tra la temperatura degli ambienti interni (convenzionalmente fissata a 20°C) e la temperatura media esterna giornaliera. Quindi più elevato è il suo valore e più ci troviamo in una zona fredda.

zone climatiche in italia

Miglioramento trasmittanza delle pareti

La parete era costituita da una muratura a cassa vuota dello spessore totale di 45 cm ed una intercapedine di 160 mm, classica parete di immobili costruiti dagli anni ‘50 agli anni ‘80.

La trasmittanza della parete è un numero che indica, in condizioni termiche standard, quanto calore passa attraverso la parete stessa. Questo numero può essere calcolato una volta nota la stratigrafia della parete.

stratigrafia di una struttura abitativaLa trasmittanza della parete ante operam era di 0.966 W/m2K.

E’ stato eseguito l’insufflaggio di resina ureica espansa nella parte che ha una conducibilità lD 0.031 W/mK.

La trasmittanza della parete post operam, cioè una volta insufflata la resina ureica, è diventata 0.233 W/m2K.

Grazie quindi alla sola riduzione della dispersione delle pareti esterne dell’appartamento del 75.8 % ( da 0.966 a 0.233 W/m2K) la casa ha migliorato di due classi la propria prestazione energetica passando dalla classe E alla classe C.

Tutto questo è stato certificato dal Tecnico che ha elaborato l’Attestato di Prestazione Energetica a valle dell’intervento di insufflaggio eseguito, ed è stato possibile quindi accedere all’ECOBONUS grazie al quale l’intervento si ripagherà da solo in 4-5 anni al massimo.

Il cliente potrà mantenere lo stesso confort in casa spendendo molto di meno e, bruciando meno metano, contribuirà ad una riduzione della produzione di CO2.

Ma i vantaggi non finiscono qui, infatti grazie a questo intervento la sua casa si è anche rivalutata.